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Ensemble Barocco G.D. Tiepolo

martedì 13 novembre 2012
Duomo Concattedrale San Marco Pordenone

Per il concerto di apertura del XXI Festival Internazionale di Musica Sacra, il Duomo di Pordenone ha concesso la consueta meravigliosa cornice e ha accolto con grande calore due eccellenze artistiche del nostro territorio: l’Ensemble Barocco Tiepolo e l’oboista Pier Luigi Fabretti. Se infatti la caratteristica dell’internazionalità verrà celebrata con gli ultimi due dei quattro concerti in cartellone (quelli dedicati alla coralità, con due prestigiosi gruppi provenienti dalla Repubblica Ceca e dalla Slovenia), il concerto del 13 novembre scorso puntava l’attenzione sul fattore “locale”, ossia della valorizzazione di quanto il nostro territorio riesce ad esprimere di alto livello. Anzi di altissimo livello. Infatti Pier Luigi Fabretti è oggi certamente uno dei più grandi oboisti al mondo, almeno tra quanti si dedicano esclusivamente al repertorio barocco sugli strumenti originali. E durante il concerto ne ha dato prova tangibile, nella prima parte con il Concerto di Albinoni n.2 op.9 e, in conclusione della seconda parte, nel meraviglioso Concerto di Bach BWV 1055 per oboe d’amore. Occasione preziosa questa, per ammirare la timbrica di uno strumento che oggi ben raramente si ha la possibilità di ascoltare. Infatti, l’evoluzione tecnica ha portato nel corso degli anni gli strumenti oggi in uso ad aumentare la loro potenza e sicurezza di intonazione, in un processo di uniformità ed omologazione, a discapito della morbidezza e della personalità dello strumento antico. Colori che solo l’esecuzione (di altissimo livello, come in questo caso) su copie di strumenti originali ci può restituire. Ad accompagnare Fabretti l’Ensemble Tiepolo, che ha fornito una eccellente resa agogica e dinamica di un programma tutto incentrato sul concerto grosso e la sonata da chiesa, alla cui guida Vania Pedronetto si è rivelato musicista di grande eleganza. Anche nel fuori programma, duettando col Solista nel primo tempo del concerto di Vivaldi per oboe e violino.

Dal Tg3 Regionale del 14 novembre 2012

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Nel programma eseguito: Francesco Saverio Geminiani (1687-1762) Concerto n.10 op.V (composto dall'Opera V di Arcangelo Corelli) Preludio – Adagio, Allemanda – Allegro, Sarabanda – Largo, Gavotta – Allegro, Giga – Allegro

Georg Friedrich Haendel (1685-1759) Concerto n.4 op.VI Larghetto affettuoso, Allegro, Largo e piano, Allegro

Tommaso Albinoni (1671-1750) Concerto per oboe, archi e basso continuo n.2 op.9 Allegro e no presto, Adagio, Allegro

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Francesco Saverio Geminiani (1687-1762) Concerto n.1 op.II Andante, Allegro, Adagio, Allegro

Arcangelo Corelli (1653-1713) Concerto n.8 op.VI "fatto per la Notte di Natale" Vivace – Grave, Allegro, Adagio - Allegro – Adagio, Vivace, Allegro

Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto per oboe d'amore, archi e basso continuo BWV 1055 Allegro, Larghetto, Allegro ma non tanto

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Note di sala

Il Concerto Grosso
L'origine del termine Concerto, ha sempre suscitato discussioni tra i musicologi. Già nel Cinquecento la parola veniva fatta risalire a due diverse parole latine: la prima concertatum (dal verbo concertare, cioè combattere, gareggiare) e la seconda da consertum (dal verbo conserere, traducibile con intrecciare, annodare, ma anche in alcuni contesti, con litigare). Nel 1619 Michael Praetorius sostenne l'etimologia che dava l'idea del combattimento, dello scontro tra due entità strumentali distinte, sia per numero che per sonorità.
In epoca moderna, H. Daffner, ha invece sostenuto la prima accezione del verbo conserere, evidenziando così il carattere di dialogo, di intreccio, che caratterizza effettivamente lo stile concertante.
Generalmente la prima ipotesi viene considerata come la più valida, trovando ancora oggi i maggiori riscontri.
Il concerto, come la maggior parte delle forme musicali, nasce in Italia, come derivazione diretta di alcune forme musicali. In origine, le prime forme strumentali erano definite Canzoni da Sonare, ed erano composizioni in stile polifonico destinate all'organo e provenienti dalle antiche forme vocali. Come dalla Suite (raggruppamento di Canzoni e Arie di Danze), scaturì la Sonata da Camera, così dalle Canzoni da Sonare nacque la Sonata da chiesa.

Sonata da Chiesa
La Sonata da chiesa nasce verso la fine del Cinquecento, nell'ambito delle "cappelle strumentali" ecclesiastiche che si andavano sviluppando accanto a quelle prettamente vocali. Questa esigenza nacque con l'idea di dare maggiore solennità alle pratiche del culto, contribuendo notevolmente allo sviluppo della musica strumentale: infatti, in occasione di funzioni particolari, il normale organico degli esecutori veniva aumentato, offrendo ai compositori dell'epoca la possibilità di avvalersi di complessi numerosi. In origine era realizzata (come la Sonata da camera) per due violini e basso, inoltre era polifonica, e si caratterizzava per il numero e la definizione dei tempi: generalmente era costituita da tre movimenti, un Allegro, spesso preceduto da un Grave iniziale, un Adagio e un Vivace per finale.
Nel momento in cui la Sonata da Chiesa si ampliò, con l'uso di strumenti raddoppiati (soprattutto strumenti a fiato) nei tempi vivaci, fu chiamata Sinfonia o indifferentemente Sonata. A questi due termini bisogna aggiungerne un terzo, Concerto grosso, che in realtà non era altro che un modo di eseguire la Sonata da chiesa dividendo la parte strumentale tra due gruppi di suonatori: il Concertino e il Concerto Grosso.

Concertino e Concerto grosso
Con il termine Concerto grosso si intende una forma musicale del medio barocco italiano, basata, come la Sonata barocca, sull'alternanza tra movimenti lenti e veloci, ma caratteristica per il suo organico strumentale, che ne determina anche l'originalità strutturale. L'organico strumentale infatti è suddiviso in due sezioni, di diversa consistenza: il Concertino e il Concerto grosso o Tutti. La prima è composta di norma, come nella sonata a tre, da due violini e un violoncello come basso; la seconda dal gruppo completo degli archi (violini, divisi normalmente in due parti, una o due parti di viole, violoncelli, contrabbassi), e da uno o più strumenti che realizzano il basso continuo (clavicembalo, arciliuto o tiorba, arpa, organo, ecc.).
L'andamento del concerto grosso è basato sulle due sezioni strumentali, che alternano frasi ed episodi musicali come in un dialogo; il Concertino può ad esempio proporre un tema che i Tutti variano o sviluppano, creando il tipico effetto di alternanza dinamica tra piano e forte, che è stato talvolta accostato alle volumetrie delle architetture barocche.
Poteva essere composto in stile da chiesa, senza che questo ne supponesse necessariamente l'uso liturgico, oppure in stile di da camera, comprendendo in questo modo anche forme di danza, destinato all'intrattenimento in un contesto profano. In ogni caso, rimase sempre una composizione di carattere nobile.
Nel concerto grosso, come nella sonata a tre, i due violini del Concertino si trovavano in condizione di pari dignità, limitandosi a duettare tra loro; ma col tempo il primo violino prende il sopravvento, anche grazie al rafforzamento tecnico dello strumento, trasformandosi in una vera e propria parte solistica, contrapposta al Tutti, e dando vita al Concerto a solo. Quest'ultimo rappresenta l'archetipo da cui si è evoluto il concerto vero e proprio, quello, cioè, basato sul dialogo tra uno strumento solista e un complesso strumentale, generalmente l'orchestra.
Tra i primi concerti grossi, dal punto di vista cronologico, possono citarsi le sonate di viole di Alessandro Stradella (dove talvolta nella parte di basso del concertino è specificata la destinazione al liuto), quelli che sotto il nome di sonate formano la raccolta Armonico Tributo di Georg Muffat (1682), a loro volta ispirati dai concerti grossi di Arcangelo Corelli (che però verranno pubblicati solo nel 1712), ai quxali si sarebbe rifatto anche Händel per i propri concerti, quelli di Giuseppe Torelli (anch'essi pubblicati molto più tardi, solamente nel 1709) e l'op.2 (1700) di Tomaso Albinoni, che sembra abbia ispirato Bach per il suo Concerto brandeburghese n. 3.

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L’Ensemble Barocco “G.D. Tiepolo” è ormai una realtà affermata sullo scenario musicale, non solo regionale: straordinario ad esempio il successo ottenuto sotto la guida del Maestro Gustav Leonhardt durante il tour che ha portato la compagine guidata da Vania Pedronetto ad esibirsi non solo all'interno dei confini regionali, ma anche a Padova, Firenze e Roma nel 2004. Da ricordare anche la riscoperta del “Flavio Cuniberto” dello spilimberghese Partenio, opera trasmessa sul terzo canale televisivo RAI. Altro fiore all'occhiello, la diretta internazionale su Radio3 dal Palazzo del Quirinale del concerto dedicato alla figura di Antonio Vivaldi e in particolare la sua Op.IV, I concerti per violino della “Stravaganza”.
Accanto alla produzione discografica, distribuita a livello mondiale, l’Orchestra non rinuncia al suo continuo impegno di divulgazione della musica classica e barocca presso le scuole locali di ogni ordine e grado, nella ferma convinzione che la cultura musicale sia un fondamentale elemento educativo e formativo.
Si impegna costantemente alla realizzazione di progetti in collaborazione con altre realtà culturali nazionali, internazionali e trans-frontaliere (ad esempio alcuni capolavori bachiani come la Passione secondo San Giovanni presso l’Abbazia di Maria Saal in Carinzia, concerto organizzato dal Musikverein di Klagenfurt o l’Oratorio di Natale in collaborazione con l’Associazione Orologio di Spilimbergo).
L’Ensemble Barocco “G.D. Tiepolo” interpreta la musica del XVII e XVIII secolo con strumenti originali o copie fedeli di essi. Attraverso lo studio filologico dei trattati dell’epoca, si propone di far riascoltare musica inedita e grandi capolavori come probabilmente erano eseguiti dai loro stessi autori.

Pierluigi Fabretti da molti anni è membro di orchestre sinfoniche e di teatro lirico, così come di ensembles specializzati nella musica contemporanea.
Dal 1992 sceglie di dedicarsi esclusivamente all’interpretazione su strumenti d’epoca, sia come solista che membro dei più blasonati ensemble di musica barocca, Concerto Köln, Les Musiciens du Louvre, L’Orchestre des Champs-Elysées, La Scintilla Zürich, La Petite Bande, L’Europa Galante, Academia Montis Regalis, L’Arte dell’Arco etc. Dal 1996 è oboe solista dell’Orchestra Les Arts Florissants diretta da William Christie. La sua attività lo porta ad esibirsi nei più importanti teatri in Europa, Sud e Nord America, Giappone. Ha al suo attivo una quantità enorme di incisioni discografiche, per le etichette più importanti, spesso premiate dalla critica specializzata.
 

Violini: Vania Pedronetto, Laura Scipioni, Sonia Altinier, Michele Rossi, Gianpiero Zanocco, Francesca Bonomo; Viole: Emanuele Marcante, Alessandra Di Vincenzo; Violoncelli: Carlo Zanardi, Francesco Galligioni; Violone: Daniele Rosi; Clavicembalo: Davide De Lucia.

 


Centro Culturale Casa A. Zanussi Pordenone – Via Concordia, 7 – Pordenone
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