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La Direzione Artistica

Il XIX Festival Internazionale di Musica Sacra è impostato quest’anno su una presenza predominante della musica corale: una scelta dettata sì dall’interesse delle proposte, regionali e internazionali, ma soprattutto dall’intento di valorizzare quegli aspetti di ecumenismo interreligioso, oltre che interculturale, che nulla meglio della massa corale può rappresentare.
In questa idea si inserisce, unico non corale ma con un particolare significato, il concerto dedicato alla musica armena, ebraica e gitana: quella di tre popoli variamente e insistentemente perseguitati nella storia, nei quali l’espressione della spiritualità emana da radici culturali che hanno in comune la ricerca inappagata di luoghi reali e luoghi dello spirito, luoghi del sacro e luoghi della pace, interiore e sociale.
Luoghi della pace, luoghi tranquilli dove fermarsi a meditare sulle ingiustizie della vita moderna sono ancora quelli che insegue il progetto del Coro del Friuli Venezia Giulia, una delle più brillanti e attive realtà musicali della regione. Saranno le immagini di Baghdad, Auschwitz, Gaza, Mostar, paradigmi di tutte le guerre, anche quelle del nostro “pacifico” quotidiano, ad accompagnare la musica senza tempo di Verdi, Messiaen o Duke Ellington e i versi di Quasimodo, Ungaretti o Gino Strada che portano con sé il dolore del mondo, il peso dell’ingiustizia, e accrescono la fermezza, la dignità, la speranza.
Dedicato ai canti tradizionali del periodo prenatalizio è l’incontro con uno dei cori più rappresentativi della realtà carinziana e austriaca, il Coro Madrigalistico di Klagenfurt, che ritorna a Pordenone ad alcuni anni di distanza dalla sua prima partecipazione al Festival. Ma non ci sarà solo tradizione popolare, perché il programma presenta, tra l’altro, anche capolavori assoluti del genere, come le poetiche “carole” di Britten ed il celeberrimo brano per l’Avvento di Zoltan Kodaly.
Infine, passando dall’internazionalità alla territorialità, un concerto che chiude un percorso di ricerca sui musicisti friulani che negli ultimi 150 anni si sono dedicati alla musica sacra. L’Ateneo ed il Conservatorio friulani, col patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia e la collaborazione di enti di ricerca e associazioni prestigiose, presentano il momento conclusivo di un lungo percorso biennale, fatto di ricerche presso biblioteche e fondi regionali, valutazioni dei materiali ed analisi delle partiture, per eseguire e quindi dar vita a musiche di pregio, testimonianza di fermenti culturali che non si riferiscono soltanto a logiche regionalistiche, ma che hanno partecipato al dibattito italiano ed europeo sulla riforma della musica sacra, cui hanno partecipato anche i compositori friulani, da Candotti a Tomadini, fino a quelli presentati in questa occasione.
Franco Calabretto
Eddi De Nadai


 

 


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