Sezione Medie Inferiori
PRIMO PREMIO
* “Il banco” (11’). Classi 2^A e 3^E, Scuola Media Statale di Primo Grado “Giacomo Perlasca” di Rezzato (BS). Coordinatori del laboratorio Vincenzo Beschi e Irene Tedeschi.
In questo corto il miglior attore protagonista è il banco di scuola, ma anche gli studenti non scherzano. Realizzato con sapienza e fantasia è tutto un susseguirsi di storie e momenti di vita scolastica e non. Buone e varie le soluzioni, valorizzate da un sapiente utilizzo dell’inquadratura fissa, accompagnate da una recitazione fresca e spontanea. Il montaggio trova un giusto equilibrio con l’accompagnamento sonoro. Un “buon banco di prova” per futuri filmMakers.
Quante ore trascorrono gli studenti dietro al banco di scuola? Il banco diventa il luogo in cui lo studente può esprimere le sue potenzialità, un punto di partenza metaforico dal quale allontanarsi per iniziare la vera vita, un luogo che ha visto le prime prove importanti, sconfitte, successi scolastici. Uno spazio limitato in cui sentirsi in piena solitudine, quando non c’è comunicazione con i vicini, oppure un luogo attorno al quale raccogliere le chiacchiere, le confidenze, i timori dei compagni. Il banco, insomma, è un piccolo mondo e, come tale, può anche diventare una prigione, qualcosa di limitato e limitante, una frontiera dalla quale si vuole solo evadere.
In questo lavoro c’è tutto questo, raccontato con un tono ironico e divertente: elementi su cui ruota il video sono non solo il banco in quanto tale, ma anche le espressioni degli studenti, protagonisti di brevi sketch che li hanno coinvolti, rendendoli simpatici e mai eccessivi nella loro interpretazione, affidata non alla parola ma al loro corpo e ad una colonna sonora azzeccata. Anche il veloce e ben strutturato montaggio è una delle qualità di questo lavoro.
SECONDO PREMIO EX AEQUO
* “Liberi di crescere: quattro spot” (24’45”). Classi 2^, Scuola Media Statale “Claudio Casteller” di Paese (TV). Coordinamento degli insegnante Fabiana Corich e Rosy Giunta.
Una scuola, quattro storie. Quattro percorsi dove la partecipazione dei ragazzi è attiva in tutte le fasi di realizzazione: dagli storyboard alla recitazione, dalle riprese al montaggio. La qualità nei quattro episodi è una costante, e, a nostro avviso, merita segnalare “La lettera” che, sia per la sceneggiatura che per l’interpretazione, dimostra di avere raggiunto un risultato più che ottimo.
Sono quattro storie che hanno coinvolto i ragazzi di molte classi: tutte diverse, con protagonisti credibili e simpatici, con un unico filo conduttore, quello del difficile rapporto tra genitori e figli. In “Che fashion” c’è il distacco tra una madre che si crede amica di sua figlia solo perché accontenta tutti i suoi desideri; in “Il mio sport” i genitori sono messi alle strette dal figlio, costretto a fare uno sport che non gli piace, e il risultato è positivo, il dialogo riesce e si scoprono doti nuove in entrambe le parti in causa. “Spray libero” racconta delle virtù nascoste di un ragazzo che ama esprimere la sua creatività con lo spray colorato, del fatto che da anonimo writer diventa una celebrità, nella sua scuola. L’ultimo lavoro è “La lettera”, nel quale la figlia costringe la madre a lasciarla un po’ più libera, a darle maggiore fiducia, le fa capire che anche lei può scegliere di fare qualcosa che le piace con gli amici. Molto coinvolti nei lavori i ragazzi, che hanno partecipato con entusiasmo e convinzione ad un progetto didattico complesso, ma di indubbia qualità
SECONDO PREMIO EX AEQUO
* “Se ci dobbiamo andare andiamoci” (15’). Classe 3^A, Scuola Secondaria Statale di Primo Grado “Goffredo Mameli” di San Giovanni in Persiceto (BO). Coordinamento degli insegnanti Vito Palmieri e Fulvia Ippolito.
Gustosissima e a volte esilarante storiella ben costruita e interpretata magistralmente che, prendendo spunto da uno scioglilingua pugliese, sviluppa la tematica dell’emigrazione sud-nord in Italia e dell’immigrazione di stranieri con conseguenti piccoli problemi che però sembrano risolti con un lieto fine.
Quest’opera è un vero e proprio cortometraggio, che ha per protagonista Anita, una ragazzina di origini pugliesi che vive con la sua famiglia in una città del nord: lei è diventata quasi un’indigena e non riesce a comprendere il dialetto dei suoi genitori, ancorati alle loro radici. Anita ha, al contrario, difficoltà linguistiche con il pugliese, e teme per questo il prossimo incontro con le cugine che dalla Puglia arriveranno presto a trovare la sua famiglia. Le cugine, infatti, la prendono in giro per la sua pronuncia nordica e la sua incapacità di ripetere un difficile scioglilingua in dialetto. Anita saprà trovare una soluzione: darà lezioni di dialetto locale ad un nuovo compagno di classe arrivato dalla Puglia, che ha le sue difficoltà nel comprendere il bolognese, e in cambio riceverà lezioni di pugliese. Così, alla fine, le cugine e tutti quanti rimangono di sasso. Un modo originale di affrontare i problemi di adattamento dei singoli e delle famiglie in un contesto diverso da quello originario: l’elemento di attualità è il contatto con una famiglia di cinesi, dove il figlio parla perfettamente l’italiano: alla fine i pugliesi riusciranno a diventare loro amici. Da notare la simpatica partecipazione dell’attrice Marina Suma.