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Sabrina Bratti

Secondo classificato - Sezione Junior

Nur auf Deutch

Hannover 18 luglio 2010: Mi trovavo sulla sponda del Machsee, seduta ad un tavolo di un grande Biergarten circondata da quindici ragazzi di varie nazionalità, curiosi, un po’ timidi, ma tanto impazienti di conoscersi a vicenda e non sapevo ancora che quella sera sarebbe stato solo l’inizio di una splendida avventura e di amicizie che continuano tuttora. Mi sentivo un po’ persa: con la mia timidezza, insicura del mio tedesco, il pensiero di tre lunghe settimane fuori casa mi spaventava moltissimo. Ripensavo ancora a come fossi riuscita con un tema a vincere quel viaggio. Quel sabato mattina quando sono stata chiamata dal preside, quando il presidente del Lions Club di San Daniele mi ha comunicato che avevo vinto non ci potevo credere, eppure era vero.
Il primo giorno il nostro referente Lutz Sass, un uomo un po’ severo, ma che mi ha aiutata tantissimo a credere in me stessa e nelle mie capacità, ci ha divisi per camere affinché facessimo subito amicizia con gli altri ragazzi e parlassimo solamente tedesco. Spesso, infatti, una delle sue frasi preferite era: «Nur auf Deutsch!». Poi mi ha dato il programma delle tre settimane che avrei trascorso lì ad Hannover, al campo giovanile estivo del Lions. Leggevo e rileggevo quei due fogli, ma non capivo cosa avrei dovuto fare. Quello che capii successivamente mi apparve un duro corso di sopravvivenza.
Erano previsti momenti di divertimento, come giri in bicicletta o strane partite a “calcio balilla vivente” e bellissimi tour in varie città. Visitai così Hildesheim, Amburgo, Berlino, ma anche un’acciaieria, un’accademia di polizia e perfino una prigione, dove mi colpì profondamente il fatto che la nostra guida fosse un ragazzo che a quindici anni aveva commesso un omicidio. A queste attività si alternavano, però, ore e ore di seminari, riunioni ed incontri formali, uno dei quali si è tenuto anche nel bellissimo e rinnovato parlamento di Berlino. Per quanto riguarda le attività motorie e le visite andava tutto bene, riuscivo a sopravvivere, ma durante i seminari era difficile comprendere quello che gli esperti dicevano. Giorno dopo giorno, però, mi accorgevo che le mie conoscenze della lingua miglioravano.
In queste tre settimane ho affrontato prove che non credevo sarei mai riuscita a superare: io, una ragazza timida ed insicura, ho parlato in tedesco di un “mazzo di fiori” ad un corso di retorica e ho presentato il mio Paese per un’ora intera in una lingua che conoscevo, scolasticamente, da appena due anni. Sono ancora meravigliata dei progressi che ho fatto e a malincuore l’ultimo giorno sono ritornata a casa. Ora, quando sul mio profilo di Facebook vedo i messaggi degli amici conosciuti ad Hannover, volo nostalgicamente col pensiero a quelle fantastiche tre settimane di luglio, quando è nata la nuova Sabrina. «Danke Lutz, auf Deutsch, ja, nur auf Deutsch!»
 


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